Si ricomincia

Una storia lunga e travagliata (ma neanche troppo)

Ho iniziato a bloggare nel lontano 2005, quando avevo solo 16 anni. Il primo indirizzo, se non sbaglio, fu http://helios89.splinder.com, che poi migrò a http://helios.splinder.com, qualche mese dopo.

Riguardando ancora i post di allora (che a dir la verità assomigliano più a status di twitter), mi vergogno profondamente. Non ero bimbominchia e basta, ma trasudavo proprio bimbominchiaggine. Fortunatamente, le cose sembrano essere un po' cambiate.

La svolta più grande della mia "carriera" da blogger è avvenuta nella primavera, 2006, a opera della capa, quando sono migrato alla piattaforma Wordpress sul fantastico dominio http://www.frieda.it/helios.

E vi ho dimorato per un bel po', fino a quando non ho acquistato il dominio http://andvari.it e ci ho trasferito il blog, in pianta stabile (http://blog.andvari.it). Tra l'altro, ravanando a caso, ho trovato un altro post che descrive la mia carriera, forse con un po' più di precisione.

Ho fatto una botta di conti e (escluso questo), dovrei aver scritto qualcosa come 1080 post, più o meno. Mica male, a pensarci. Però, dato che, come ho detto prima, soprattutto nel primo periodo i miei post non erano corposi come questo che sto scrivendo, è più giusto dare il peso in byte. Per la precisione, questi 1080 post tradotti in sintassi Markdown (poi capirete il perché) pesano la bellezza di 1.7 Mb. Ecco, vedi che sembrano già di meno? Meno di due milioni di caratteri, che vuoi che sia?

Tutta questa lunga premessa (a mo' di scusa?) era finalizzata a un semplice messaggio: mollo tutto e riparto da zero.

L'ispirazione

Dopo tutto questo tempo passato come blogger, con praticamente nessun post interessante (ricordo che il post più visitato è una vecchia guida su come bypassare il filtro a thepiratebay, corretta solo quando il blocco era a livello di DNS degli ISP italiani, e non a livello IP), è necessaria una riflessione su quale sia lo scopo di tutto ciò.

O forse no, perché l'ho già fatta tante volte (anche sul blog), questa riflessione. E niente è cambiato, rispetto all'ultima volta: ho sempre intenzione di scrivere prima di tutto perché l'atto stesso di scrivere fa bene, portando ad una migliorata capacità di comunicazione (non voglio ridurmi a uno spettro di me stesso, dimenticando le regole dell'italiano scritto e bofonchiando frasi senza senso, à la tamarro), un po' perché ho la memoria da pesce rosso (già solo andando a rivangare i primi post del 2005 mi sono tornate in mente tantissime cose, alcune delle quali avrei fatto volentieri a meno, ma la memoria selettiva non mi piace) e pertanto voglio scrivere con la speranza di poterci riguardare un giorno. And, last but not least, non è che starei facendo qualcos'altro di più produttivo, comunque.

Cosa ho da perderci?

Certamente deve essere una cosa vissuta in tranquillità: una volta bloggavo con regolarità senza che mi fosse di alcun peso, mentre nei penultimi tempi (insomma, non proprio ultimamente) vivevo il desiderio di notorietà (ovvero di essere letto) credendoci un po' troppo. Pensavo: "che cosa potrei scrivere che i miei lettori potrebbero apprezzare?".

Insomma anziché vivere il blog, era il blog che stava vivendo me. No, non preoccupatevi, ho sempre e comunque una tendenza a ingigantire le cose (mi piacciono le iperboli): però è comunque vero il fatto che vivevo con pressione (autoimposta) il fatto di scrivere. E questo mi ha un po' disgustato e mi ha fatto abbandonare penna e calamaio digitali, per un bel po'. E ne sento anche ora le conseguenze.

Che sia la volta buona che riprendo a scrivere? Forse.

La risposta definitiva è comunque un forse, perché una delle verità che ho in tasca è "se uno vuole fare la cosa, la fa o ci prova" ( grande scoperta, direte voi, ma a dir la verità da questa affermazione si riescono a intepretare (a mio avviso correttamente) moltissime cose). Insomma, la spinta deve avvenire dal basso, non essere imposta dall'alto (grazie Wikipedia che mi hai insegnato questo, e grazie Google che con Buzz, Plus, eccetera eccetera mi dimostri che il contrario fallisce miseramente).

E la pigrizia? Mi spiego meglio: ho appena parlato di spinta dal basso, e che tutte le cose devono avvenire naturalmente, con la cosiddetta "voglia" come motrice di tutto quanto... tutto questo ragionamento però non tiene in conto la mia (immane) pigrizia, notevolmente peggiorata nell'ultimo periodo. Parlando più concretamente, se baso tutto questo mio ragionamento solo su "faccio le cose solo quando ne ho voglia", rischio di fare l'esatto opposto del mio intento: non scrivere mai. Ne parlo perché è già successo (questi ultimi mesi); ergo, un po' di "rigidità" (di metodo, di costanza, se volete) è necessaria. Ma non tanto per il blog, ma per me stesso.

Ecco, a dir la verità, onde non ricadere negli errori precedenti (ovvero pensare al "pubblico" e scrivere per lui, anziché scrivere per me), dovrei effettuare uno step intermedio (perlomeno, ora è così la mia visione): scrivere (una volta a settimana? non so, ogni tot) una riflessione. Se poi pubblicarla o no, poi si vede. Ma sono convinto che mi farebbe bene. Un po' à la 750 words.

Ritornando al fatto di scrivere online, devo dire che, diversamente da come ho fatto tutte le altre volte, sento il bisogno di fornire una netta discontinuità con il passato. Prima di tutto per non poter, tecnicamente, effettuare paragoni; in secondo luogo, perché sento che tutti questi 1080 post di cui sopra, sono un notevole bagaglio, culturale e non. Sono la mia adolescenza e la mia prima maturità (il termine inglese adulthood mi pare più carino e appropriato). Sono le superiori e la triennale. Sono un Davide che non c'è più, ormai da un pezzo.

Se volete, questa discontinuità è figlia di quella parallela avvenuta nella mia vita sei mesi fa, più o meno. Quando sono approdato nei Paesi Bassi, senza biglietto di ritorno (più che altro metaforicamente, con i prezzi dei voli conto di fare avanti e indietro relativamente spesso). Quando sono andato a convivere con la mia ragazza (a 22 anni è abbastanza presto). Quando la mia realtà si è stravolta completamente (per tutte queste cose, ma anche dal punto di vista universitario, dato che qua a Utrecht è tutto un po' diverso (ne avrei di cose da raccontare)).

Già dal momento in cui sono venuto qua in Olanda con Kleopatra (la "mia bella", per chi si ricorda) ho subito percepito che questo cambiamento poteva (e forse doveva) riflettersi nella mia vita online, nel mio alterego digitale. Una delle idee era quella di iniziare un blog insieme, "Dueinolanda" o qualcosa del genere.

Però, anche in questo caso, sarebbe stato un po' una forzatura, anche se non nei miei confronti: Kleopatra non è abituata a tenere un diario, ovvero a scrivere in questo modo, come sto facendo proprio ora (alle 15:20 del 21 febbraio 2012, con il cielo olandese coperto (tanto per cambiare)). E, insomma, ancora la verità in tasca di cui sopra mi ha spinto ad abbandonare l'idea. Things that are meant to be, just happen, più o meno. Sempre ancora senza il concetto di destino, se mi è concesso.

E il fatto stesso che io sia qua, è una dimostrazione di ciò. Lo "slancio" (ero convinto di potermi identificare con l'elan vital bergsoniano, ma poi ho ricercato in Wikipedia (la mia memoria è scarsa, l'ho già detto?) e mi sono accorto che non c'entrano un fico secco) verso la scrittura ha infine prevalso. Volevo scrivere, ed eccomi qua.

Quindi, giusto per dilungarmi un altro po' (il numero di caratteri di questo documento è già over 9000, anche se l'ho scritto in maniera non lineare, ovvero questo dovrebbe essere più o meno l'ultimo paragrafo che sto scrivendo) il riassunto di tutta la faccenda espressa in questo paragrafo è che le condizioni per un nuovo inizio ci sono. Se ci sarà una concretizzazione vera e propria, bisogna vedere (speriamo che sia un Ágætis byrjun, giusto per fare l'esterofilo).

Mi sembra però che, comunque vada, questo processo di rivoluzione mi abbia già fatto bene. Mi sento già molto più in pace con me stesso (come se fosse sparita una gabbia), sono contento di aver allargato il mio orizzonte operativo (in senso informatico, come si legge sotto), e in generale sono tranquillo. Poi, si vedrà.

I tecnicismi

Oltre al motivo "filosofico" appena descritto, questa discontinuità con il passato è frutto anche di una ragione prettamente tecnica, nient'affatto meno importante della precedente (d'altronde, non è la curiosità che fa fare nuove scoperte e permette l'avanzamento, in tutti i campi del sapere?).

Quello che serve, niente di più

Tralasciando la mia esperienza in Splinder (tra l'altro, pace all'anima sua), ho sempre bloggato in Wordpress: questa piattaforma in PHP, per carità, funziona bene, ma ha a mio avviso un'eccessiva sovrastruttura.

In questa valutazione faccio mio l'ausilio di una regola di vita (niente di eccezionale) insegnatami dal buon babbo. Per non perdere la direzione giusta, in tutte le cose che si fanno, è sempre necessario riflettere con calma e valutare "quello che serve veramente".

Applicando questa massima alla mia esperienza da blogger, mi chiedo: "cosa serve, a me?", o meglio, "cosa voglio fare io, esattamente?"

La risposta è semplicissima: un blog. Volendo andare nel dettaglio (e la matematica (più esattamente la logica), come dirò fra poco, mi ha insegnato ad andare alla radice del significato stesso di ogni cosa), voglio essere in grado di scrivere i miei pensieri su una pagina internet. Questa frase, messa in grassetto per l'occasione, mi sembra un obbiettivo chiaro e semplice da rispettare.

Ho bisogno di pagine dinamiche, di database, di gestione di utenti, di temi, di plugins, eccetera eccetera eccetera? NO.

A costo di andare nella farneticazione, come ho accennato poc'anzi, devo riconoscere di essere cambiato molto io stesso nel corso di questi ultimi anni, specialmente da quando studio matematica. Eh, già, perché la matematica, con il suo formalismo e la sua logicità, cambia il modo in cui vedi, percepisci e pensi il mondo.

Capiamoci bene: se dovessi fare qualcosa di quello che mi serve, scriverei del plain text sul web. Neanche HTML, testo buttato lì e renderizzato (che brutto termine) dal browser. Sì, so essere dannatamente purista, a volte (chissà se qualcuno di Wikipedia si ricorda ancora?).

Questo discorso, a conti fatti, non è neanche poi troppo diverso dal principio dietro iA Writer, un editor in Markdown (e vedi che le cose tornano tutte? vedi più sotto).

Piacevole alla vista

Ho detto che bisogna sempre valutare quello che serve, tuttavia è importante non esagerare, facendo del minimalismo (essenzialismo?) un fondamentalismo. Perché, come dicevo, sarebbe facile eliminare tutta la sovrastruttura (ovvero eliminare tutto tranne il contenuto), però poi si otterebbe un prodotto non particolarmente fruibile.

In questi ultimi mesi (mi correggo, da un anno e mezzo) sono diventato sempre più attento al design e ai prodotti visually pleasing (da cui il titolo della sottosezione). E, last but not least at all, ho iniziato a strizzare l'occhiolino anche alla tipografia.

Quindi, si può capire come il plain text era un'alternativa ammissibile, ma che non mi soddisfaceva.

La cosa migliore, come ho già detto altre volte sarebbe fare pagine HTML a mano. Ora, facciamo finta di guardarci negli occhi con uno sguardo disilluso: «chi ha voglia di fare tutto ciò?».

Sì, perché non sono un designer come quelli da cui traggo ispirazione, e/o che seguo attivamente. Non so una benemerita cippa di come fare a fare un prodotto piacevole alla vista (l'HTML lo conosco, è facile, ma senza le regole con cui applicarlo, rimane lì, inerte).

Una base di pietre preziose

Non è un mistero come sia diventato, negli ultimi tempi, un fan di Ruby (senza esserne un esperto, sia ben chiaro). Mi piace la sua versatilità, la sua comodità, yadda yadda yadda (cit.) (non è questo il posto, né il momento adatto per una disquisizione sui linguaggi di programmazione).

E poi, sono diventato un fan di Github sfegatato. Un ultras, o quasi. Ho pure (co-)tenuto un corso su Git e Github al LUG di Ravenna (davanti a quattro gatti, ma vabbé), insieme a dn2k

Atto finale: Trasformazione

E, all'improvviso, arrivò Jekyll.

  • Scritto dal fondatore di Github in Ruby
  • Nessun database, nessuna sovrastruttura superflua
  • Non c'è la necessità di scrivere in HTML, è sufficiente usare Markdown
  • Possibilità di personalizzazione estrema e più che facile (Wordpress è spaghetti code all'ennesima potenza), ovvero facile adozione di uno stile essenziale, funzionale, bello da vedere
  • Userò Github Pages come "hosting" (infatti un alternativo URL del blog sarà http://heliosmaster.github.com)

Come ulteriore motivazioni, più di natura filosofica che altro (e probabilmente, a posteriori), aggiungo che l'idea di Jekyll/Hyde, mi intriga parecchio. Come testimonia anche la mia pagina personale in italiano, su Andvari, ho una concezione di personalità divisa, o meglio, della divisione di identità fra me e il mio alter-ego online, Helios(master).

Quindi usare un software che trae ispirazione da uno dei più grandi classici della letteratura fantastica di tutti i tempi (cit. wiki, che manca di citazione a sua volta, ahimé), dal momento che effettua una vera e propria trasformazione (il risultato è tutt'altro che aggressivo, però) sui sorgenti in Markdown, dà quel senso di completezza. E, come se non bastasse, è collegato a uno dei post più popolari che io abbia mai scritto, touché.

Io sono uno che ci tiene a queste sottigliezze (nomenclatura, eccetera), rasentando a volte l'eccesso; a mio modesto parere, questa volta, il risultato è soddisfacente.

Il risultato

Dopo tutte queste elucubrazioni, è facile perdersi e non capire il senso del discorso. Ho detto che voglio ancora bloggare, ma non più come prima, non più nello stesso posto di prima. Ho detto che voglio abbandonare Wordpress, e che voglio usare Jekyll.

Il risultato, è molto semplice:

  • Lascio Il sognatore di nuvole dove sta, a mo' di archivio.

    Essendo archivio non c'è necessità di pagine dinamiche, ergo passo a pagine HTML staticissime. Come faccio a generarle? Semplice, con Jekyll! In particolare, effettuerò la "trasformazione" da Markdown a HTML in locale, e semplicemente copierò la cartella _site ottenuta (dopo aver sistemato con un bel sed tutti gli eventuali riferimenti relativi al Jekyll locale), provvista di tutto quel che serve (tranne il css, che lo aggiungo a mano: è solo un file!).

    In questo modo anche il vecchio blog assumerà la grafica del nuovo. Tecnicamente questo non è concorde con la mia idea di discontinuità, ma non ha senso che faccia qualcosa di diverso (ovvero che mi sbatta per farlo).

  • Con una notevole presa di coscienza, il nuovo posto in cui scrivo sarà il mio sito personale, http://davidetaviani.com. Il titolo devo ancora deciderlo (qualcosa abbozzerò sicuramente prima della pubblicazione di questo post medesimo), e per il momento sono intrigato da un puro, semplice (e consistente con le mie idee di cui sopra), Davide's blog. Sugggerimenti? Sono tutt'orecchi.

    Il blog sarà sia in lingua inglese che in lingua italiana. Ah, non l'ho detto? Con Jekyll è facilissimo dividere le pagine in base alla lingua usata (a dir la verità non uso nessun concetto di Jekyll in particolare, ma taggherò i post in italiano con 'italiano' e i post in inglese con 'english', e semplicemente divido per tag). Voglio provare a bloggare anche in inglese, senza limitarmi però a quello. La pagina iniziale sarà forse (non ho ancora deciso al 100%) un miscuglio di lingue, ma non mi preoccupo più di tanto. Il bello di Jekyll, comunque, è che il codice è molto semplice ed eventuali miglioramenti / sistemazioni / cambiamenti (anche radicali) si fanno in tutta facilità. Pertanto, voglio avere un approccio agile: iniziamo e poi vediamo come si evolvono le cose (ricordiamo anche il motto "fare quello che serve", e di verificare l'effettiva necessità di tutte queste cose, rapportate ai miei due lettori).

Per chi invece non ha voglia di leggermi sul blog ma tramite un feed, comunico che ho sia aggiornato il vecchio (http://feeds.feedburner.com/Heliosmaster), ma che il feed di questa "rinascita" è http://feeds.feedburner.com/davidetaviani.

E chissà, magari alla fine ne esce anche qualcosa di decente...

Davide Taviani · 26 February 2012
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